Dito a scatto: cause, diagnosi, cura

ll dito a scatto, detto anche tenosinovite stenosante, si traduce nella difficoltà o impossibilità a piegare uno o più dita ed è causato da una condizione che colpisce i tendini della mano.

Dito a scatto ed ecografia

In questo articolo approfondiremo cause, diagnosi e rimedi e presenteremo uno studio che mostra come, attraverso l’ecografia a ultrasuoni, è stata evidenziata una correlazione tra il grado di gravità della patologia e lo spessore delle guaine e del tendine flessore.

 

Cos’è il dito a scatto

Innanzitutto approfondiamo a cosa ci si riferisce quando parliamo di dito a scatto. Questa patologia colpisce soprattutto il pollice (si parla infatti di “pollice a scatto”) ma può colpire anche le altre dita.

Il dito a scatto si genera quando il tendine che permette il movimento non è più in grado di scorrere liberamente all’interno della puleggia, ossia la guaina in cui è contenuto, a causa di un’infiammazione. Si tratta di un disturbo che può colpire uno o più dita alla volta, una sola mano oppure entrambe.

 

Dito a scatto: cause

La causa più comune di questa patologia – che colpisce maggiormente le donne -si può ricercare in uno sfruttamento eccessivo di un tendine che può provocare una infiammazione della guaina generandone un ispessimento.

E’ il caso di chi svolge movimenti ripetuti che implicano uno sforzo del tendine come movimenti di presa, uso di forbici, di graffettatrici o di timbri, uso del mouse. Inoltre chi soffre di artrite reumatoide, diabete, ipotiroidismo, amiloidosi è più a rischio di soffrire di dito a scatto.

 

Come diagnosticarlo

La diagnosi avviene con una analisi della storia anamnesica del paziente e con l’esame obiettivo locale. Tuttavia, al fine di escludere patologie osteo-articolari, può risultare utile un’ecografia. Questa tecnica di medical imaging consente inoltre di ottenere interessanti evidenze a livello di studio.

Nell’articolo qui riportato, ad esempio, si è voluto indagare se lo spessore delle pulegge che avvolgono il tendine flessore del dito sia correlato al grado di gravità del dito a scatto.

Lo studio è stato realizzato su un campione di 20 pazienti affetti dal disturbo. L’osservazione è stata effettuata con ecografia a ultrasuoni eseguita con Alpinion E-Cube 15 Ex e sonda L8-17X: una sonda ad altissima densità di elementi e con frequenza di trasmissione fra le più alte al mondo.

Si è notato che, effettivamente, lo spessore della guaina e l’area della sezione trasversale del tendine flessore erano significativamente maggiori nei soggetti con la patologia e che il livello di gravità era significativamente correlato con lo spessore della puleggia e del tendine flessore.

 

Trattamento e cura per le dita a scatto

Dunque come si cura il dito a scatto? Per il trattamento di questo disturbo ci sono diverse possibilità:

  • assunzione di farmaci antinfiammatori.
  • iniezione di corticosteroidi o steroidi nelle vicinanze o direttamente nella membrana del tendine per ridurne l’infiammazione.
  • intervento chirurgico

Questa ultima opzione viene praticata come cura del dito a scatto se gli episodi sono molto frequenti o se si verifica un vero e proprio blocco delle dita interessate. L’intervento consente di liberare il tendine lungo il suo decorso all’interno della guaina. Dopo l’intervento è raccomandabile muovere la mano da subito, evitando però sforzi per 20-30 giorni.

L’operazione può essere seguita, in base all’indicazione del medico, da un protocollo riabilitativo di fisiokinesiterapia ed eventualmente dall’uso di uno splint per velocizzare il recupero.

Post by Raffaella